17/18 giugno 2000

Gamma al Lago Maggiore

di Maurizio Moresco


Ci trovammo in 17 Gamma la mattina del 17 Giugno al bar Spring di Vergiate. Cominciò così il primo raduno "lungo" (2 giorni) del 2000: per i più supertiziosi c'era di che sfidare la sorte, ma alla fine tutto filò liscio e per il meglio. Qualche altra vettura ci raggiunse in serata; altre l'indomani, domenica. In totale possiamo dire che vi hanno preso parte un po' più di venti vetture. Erano presenti tre "Berlina" ( due 2^ serie ed una 1^ serie) impeccabilmente conservate o restaurate; non altrettanto si poteva dire della maggioranza delle coupé.
Grazie all'organizzatore Carlo Calcaterra ed al suo aiuto Carlo Monti, per la prima volta potemmo disporre di un vero "radar" (un fascicoletto con il programma dettagliato del raduno: orari, descrizione minuziosa della starde da percorrere, segnaletica da seguire, ecc.) che, consegatoci al momento dell'iscrizione, ci guidò fedelmente per tutto il tempo della nostra permanenza. Chi nonostante ciò è riuscito a perdersi è perchè non lo aveva nemmeno aperto, come ebbe a confessare poi.
Nella mattinata salimmo in corteo ad Arcumeggia (600 metri s.l.m.) per una stradina ripida e tortuosa. Faceva molto caldo ed avemmo così modo di collaudare gli impianti di raffreddamento delle nostre vetture ed anche il condizionatore (per chi ce l'aveva). Arcumeggia vale bene una visita per ammirare le sue case affrescate da celebri pittori (Brindisi, Sassu, Carpi, Usellini, Montanari, Saetti, Brancaccio ed altri meno noti), ma soprattutto per gustare la cucina della "Taverna del Pittore"; cosa che ovviamente facemmo all'ora di colazione. Al termine del pranzo alcuni di noi (i buongustai) andarono a complimentarsi con il cuoco per lo "stracotto" e lo "spezzatino" che ci furono serviti e per la polenta che li accompagnava, fatta come quella di una volta. Anche gli affettati serviti all'antipasto avevano un sapore "antico" di quelli che oramai non si trovano più; Carlo ci spiegò poi che venivano insaccati e stagionati personalmente dal proprietario del ristorante.
Scendemmo tra curve e controcurve nella piacevole frescora dta dall'ombra di boschi cedui e, giunti al piano, costeggiammo il Lago Maggiore fino a Ranco. Lì, proprio in riva al lago, sorge il "Museo dei Trasporti". Un sito inaspettato, in cui un privato, il prof. Ogliari, ha raccolto in originale un gran numero di mezzi che hanno caratterizzato il trasporto dalle origini ai nostri giorni: carrozze a cavalli, locomotive a vapore ed elettriche, tram autobus, auto, moto, biciclette e persino un paio di aerei leggeri. Ma la cosa più strabiliante sta nel buio del sotterraneo: all'accendersi della luce ai vostri occhi appare il più smisurato, ricco ed affollato plastico ferroviario che mai mi sia capitato di vedere. Duecentoquaranta metri quadri di binari, vagoni, locomotive e locomotori elettrici e diesel di tutte la nazionalità (in miniatura ovviamente). Treni speciali quali il TGV, l'Arlecchino -un Settebello più corto- ed altri non italiani, sconosciuti ai più. Nel plastico sono presenti anche molte stazioni inserite nel loro contesto cittadino con palazzi e tram che si muovono sui loro binari. Solo questo varrebbe una visita al Museo.
Il pomeriggio si concluse con una breve sosta sul lago ad Angera (ma quelli di noi che erano arrivati da più lontano preferirono recarsi in albergo a riposare un po') in attesa della cena. Al "Ristorante Ninfea", sulle riva occidentale del lago di Monate (un piccolo lago poco distante da Angera) oltre a gustare le specialità del posto avemmo modo di socializzare con i più recenti iscritti e di godere dell'aria fresca della sera, cosa apprezzabile dopo i calori della giornata. A mezzanotte tutti a nanna, in albergo.
L'appuntamento del mattino successivo era a Varese, ai piedi del "Sacro Monte". All'arrivo al parcheggio a noi riservato, piccolo momento di panico, perché i vigili urbani, che erano stati promessi all'organizzazione, erano in forte ritardo ed il parcheggio non era ancora stato sgombrato. Qualche piccolo malumore, ma poi in una mezz'oretta tutto si aggiustò. Qualche Gamma preferì andare al lago e quelle rimaste trovarono posto a mano a mano che qualcuno, estraneo al raduno, andava via. Alla fine chi rimase potè salire tranquillamente al "Sacro Monte". E' questo un sito veramente singolare, una "via crucis" in cui le "stazioni" sono vere e proprie cappelle: al loro interno la Passione di Gesù è rappresentata con affreschi alle pareti e con statue vestite e colorate "dal vero" in grandezza naturale. Vi si accede con un percorso pedonale che si inerpica sul "Monte" alla sommità del quale si trova un santuario. Non ostante il caldo la salita non fu faticosa, e fu completata da tutti, anche dai non più giovanissimi (over 50); anzi direi che prorio questi erano i più baldanzosi.
Alla fine, via di corsa al ristorante perché avevamo accumulato un po' di ritardo e non si poteva far aspettare un ospite illustre come Aldo Brovarone. Sì proprio lui, il designer della nostra coupé, invitato dal nostro socio Lucano Fanucci. Al nostro arrivo a "Le Querce" di Carate Sempione il maestro era già lì, intrattenuto dai nostri soci che avevano "dribblato" il Sacro Monte. Presentazioni, foto ricordo, dediche del maestro sul "Libretto Uso e Manutenzione" che egli ebbe la delicatezza di personalizzare con nome e cognome del rispettivo proprietario.
Per l'occasione Brovarone ci ha fatto omaggio di una sua opera espressamente ideata ed eseguita, che farà mostra di sé nella sede del al nostro Club.
Questa fase del raduno fu molto intensa ed emozionante, resa ancor più piacevole dall'amenità del luogo, tutto alberi e giardini fioriti ("Le Querce" è non solo ristorante ma anche "golf-club" e centro di equitazione). Il pranzo fu all'altezza della situazione (in particolare l'arrosto "in crosta") e fu molto apprezzato del maestro che, tra una portata e l'altra, ci intrattenne piacevolmente con molti anneddoti della sua esperienza professionale, iniziata con Dusio (Cisitalia) e terminata alla Pininfarina.
Inutile dire che il tempo trascorse "inaspettato" e verso le sedici, nostro malgrado, cominciammo a dirigerci al parcheggio dove, all'ombra di altissimi alberi, le Gamma ci attendevano. Brovarone era con noi e se le esaminava tutte con compiacenza. Non vi elenco il fuoco di domande cui il maestro fu fatto bersaglio su questo o quel particolare della carrozzeria e perché così e non colà; ma egli pazientemente, anzi divertito, cercava di rispondere a tutti.
Ancora qualche dedica sulla prima pagina del "Libretto Uso e Manutenzione" e poi i saluti di rito. In particolare la promessa a Brovarone di averlo ancora tra noi nei raduni non troppo lontani dalla sua Torino (il maestro ha oltre settant'anni e guida personalmente la sua Mercedes 190).
Al momento in cui si avviarono i motori per il rientro, sembrava di essere ai box del circuito di Le Mans:
una buona parte delle nostre povere marmitte, che all'arrivo erano più o meno silenziose, non avevano retto allo stress del lungo viaggio ed avevano via via ceduto le armi.
Si dice che "le perdite si contano a battaglia conclusa"; finora ci è giunta notizia di una sola Gamma fermata sulla strada del rientro: pompa della benzina (verosimilmente già poco efficiente) bloccata dal "vapour lock" causato dal troppo caldo.


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