Ci trovammo in 17 Gamma la mattina del 17 Giugno al bar Spring
di Vergiate. Cominciò così il primo raduno "lungo"
(2 giorni) del 2000: per i più supertiziosi c'era di che
sfidare la sorte, ma alla fine tutto filò liscio e per
il meglio. Qualche altra vettura ci raggiunse in serata; altre
l'indomani, domenica. In totale possiamo dire che vi hanno preso
parte un po' più di venti vetture. Erano presenti tre "Berlina"
( due 2^ serie ed una 1^ serie) impeccabilmente conservate o restaurate;
non altrettanto si poteva dire della maggioranza delle coupé.
Grazie all'organizzatore Carlo Calcaterra ed al suo aiuto Carlo
Monti, per la prima volta potemmo disporre di un vero "radar"
(un fascicoletto con il programma dettagliato del raduno: orari,
descrizione minuziosa della starde da percorrere, segnaletica
da seguire, ecc.) che, consegatoci al momento dell'iscrizione,
ci guidò fedelmente per tutto il tempo della nostra permanenza.
Chi nonostante ciò è riuscito a perdersi è
perchè non lo aveva nemmeno aperto, come ebbe a confessare
poi.
Nella mattinata salimmo in corteo ad Arcumeggia (600 metri s.l.m.)
per una stradina ripida e tortuosa. Faceva molto caldo ed avemmo
così modo di collaudare gli impianti di raffreddamento
delle nostre vetture ed anche il condizionatore (per chi ce l'aveva).
Arcumeggia vale bene una visita per ammirare le sue case affrescate
da celebri pittori (Brindisi, Sassu, Carpi, Usellini, Montanari,
Saetti, Brancaccio ed altri meno noti), ma soprattutto per gustare
la cucina della "Taverna del Pittore"; cosa che
ovviamente facemmo all'ora di colazione. Al termine del pranzo
alcuni di noi (i buongustai) andarono a complimentarsi con il
cuoco per lo "stracotto" e lo "spezzatino"
che ci furono serviti e per la polenta che li accompagnava, fatta
come quella di una volta. Anche gli affettati serviti all'antipasto
avevano un sapore "antico" di quelli che oramai non
si trovano più; Carlo ci spiegò poi che venivano
insaccati e stagionati personalmente dal proprietario del ristorante.
Scendemmo tra curve e controcurve nella piacevole frescora dta
dall'ombra di boschi cedui e, giunti al piano, costeggiammo il
Lago Maggiore fino a Ranco. Lì, proprio in riva al lago,
sorge il "Museo dei Trasporti". Un sito inaspettato,
in cui un privato, il prof. Ogliari, ha raccolto in originale
un gran numero di mezzi che hanno caratterizzato il trasporto
dalle origini ai nostri giorni: carrozze a cavalli, locomotive
a vapore ed elettriche, tram autobus, auto, moto, biciclette e
persino un paio di aerei leggeri. Ma la cosa più strabiliante
sta nel buio del sotterraneo: all'accendersi della luce ai vostri
occhi appare il più smisurato, ricco ed affollato plastico
ferroviario che mai mi sia capitato di vedere. Duecentoquaranta
metri quadri di binari, vagoni, locomotive e locomotori elettrici
e diesel di tutte la nazionalità (in miniatura ovviamente).
Treni speciali quali il TGV, l'Arlecchino -un Settebello più
corto- ed altri non italiani, sconosciuti ai più. Nel plastico
sono presenti anche molte stazioni inserite nel loro contesto
cittadino con palazzi e tram che si muovono sui loro binari. Solo
questo varrebbe una visita al Museo.
Il pomeriggio si concluse con una breve sosta sul lago ad Angera
(ma quelli di noi che erano arrivati da più lontano preferirono
recarsi in albergo a riposare un po') in attesa della cena. Al
"Ristorante Ninfea", sulle riva occidentale del
lago di Monate (un piccolo lago poco distante da Angera) oltre
a gustare le specialità del posto avemmo modo di socializzare
con i più recenti iscritti e di godere dell'aria fresca
della sera, cosa apprezzabile dopo i calori della giornata. A
mezzanotte tutti a nanna, in albergo.
L'appuntamento del mattino successivo era a Varese, ai piedi del
"Sacro Monte". All'arrivo al parcheggio a noi riservato,
piccolo momento di panico, perché i vigili urbani, che
erano stati promessi all'organizzazione, erano in forte ritardo
ed il parcheggio non era ancora stato sgombrato. Qualche piccolo
malumore, ma poi in una mezz'oretta tutto si aggiustò.
Qualche Gamma preferì andare al lago e quelle rimaste trovarono
posto a mano a mano che qualcuno, estraneo al raduno, andava via.
Alla fine chi rimase potè salire tranquillamente al "Sacro
Monte". E' questo un sito veramente singolare, una "via
crucis" in cui le "stazioni" sono vere e proprie
cappelle: al loro interno la Passione di Gesù è
rappresentata con affreschi alle pareti e con statue vestite e
colorate "dal vero" in grandezza naturale. Vi si accede
con un percorso pedonale che si inerpica sul "Monte"
alla sommità del quale si trova un santuario. Non ostante
il caldo la salita non fu faticosa, e fu completata da tutti,
anche dai non più giovanissimi (over 50); anzi direi che
prorio questi erano i più baldanzosi.
Alla fine, via di corsa al ristorante perché avevamo accumulato
un po' di ritardo e non si poteva far aspettare un ospite illustre
come Aldo Brovarone. Sì proprio lui, il designer della
nostra coupé, invitato dal nostro socio Lucano Fanucci.
Al nostro arrivo a "Le Querce" di Carate Sempione
il maestro era già lì, intrattenuto dai nostri soci
che avevano "dribblato" il Sacro Monte. Presentazioni,
foto ricordo, dediche del maestro sul "Libretto Uso e Manutenzione"
che egli ebbe la delicatezza di personalizzare con nome e cognome
del rispettivo proprietario.
Per l'occasione Brovarone ci ha fatto omaggio di una sua opera
espressamente ideata ed eseguita, che farà mostra di sé
nella sede del al nostro Club.
Questa fase del raduno fu molto intensa ed emozionante, resa ancor
più piacevole dall'amenità del luogo, tutto alberi
e giardini fioriti ("Le Querce" è non
solo ristorante ma anche "golf-club" e centro di equitazione).
Il pranzo fu all'altezza della situazione (in particolare l'arrosto
"in crosta") e fu molto apprezzato del maestro che,
tra una portata e l'altra, ci intrattenne piacevolmente con molti
anneddoti della sua esperienza professionale, iniziata con Dusio
(Cisitalia) e terminata alla Pininfarina.
Inutile dire che il tempo trascorse "inaspettato"
e verso le sedici, nostro malgrado, cominciammo a dirigerci al
parcheggio dove, all'ombra di altissimi alberi, le Gamma ci attendevano.
Brovarone era con noi e se le esaminava tutte con compiacenza.
Non vi elenco il fuoco di domande cui il maestro fu fatto bersaglio
su questo o quel particolare della carrozzeria e perché
così e non colà; ma egli pazientemente, anzi divertito,
cercava di rispondere a tutti.
Ancora qualche dedica sulla prima pagina del "Libretto Uso
e Manutenzione" e poi i saluti di rito. In particolare la
promessa a Brovarone di averlo ancora tra noi nei raduni non troppo
lontani dalla sua Torino (il maestro ha oltre settant'anni e guida
personalmente la sua Mercedes 190).
Al momento in cui si avviarono i motori per il rientro, sembrava
di essere ai box del circuito di Le Mans:
una buona parte delle nostre povere marmitte, che all'arrivo erano
più o meno silenziose, non avevano retto allo stress del
lungo viaggio ed avevano via via ceduto le armi.
Si dice che "le perdite si contano a battaglia conclusa";
finora ci è giunta notizia di una sola Gamma fermata sulla
strada del rientro: pompa della benzina (verosimilmente già
poco efficiente) bloccata dal "vapour lock" causato
dal troppo caldo.